Bistum Lausanne, Genf und Freiburg, 19.10.2018, 11:45

Statement von Weihbischof Alain de Raemy an der Synode

Vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo. Vescovo dei giovani in Svizzera.

Care amiche, cari amici: buongiorno!

Santo Padre,

domenica Lei ci ha detto nella sua omilia : «Gesù è radicale. Egli dà tutto e chiede tutto: dà un amore totale e chiede un cuore indiviso. (…) A Lui, (…), non possiamo rispondere solo con l’osservanza di qualche precetto. (…) Gesù non si accontenta di una «percentuale di amore»«»: non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente.«»«

Si, Santo Padre, proprio questo è talvolta il nostro problema in quanto adulti cristiani presso i giovani. Spesso non siamo del tutto e in tutto con Gesù. Se ci colleghiamo a Cristo solo «al venti, al cinquanta o al sessanta per cento»«», allora trasmettiamo solo precetti, oggi denominati valori: un bel involucro ma senza la buona cioccolata dentro (svizzera, s’intende…).

Ma nella sua omilia di domenica scorsa, Lei, Santo Padre, ci esortava: «Chiediamoci a che punto siamo nella nostra storia di amore con Dio. » Si, chiediamoci questo! Non solo a che punto siamo nella nostra preparazione teologica, catechetica, pedagogica, ma proprio a che punto siamo nella nostra storia di amore con Dio.

Ma proprio quello che ci porta, quello che fa la bellezza del nostro vivere in comunione con Dio, accade purtroppo che venga messo da parte, per essere « soi-disant » più vicini ai giovani. Aiutiamoci piuttosto avvicenda a rimanere nella nostra storia di amore con Gesù. Aiutiamoci gli uni gli altri. Senza falsa vergogna. Se le nostre strutture non servono per questo… «à quoi bon»«»?

Per la stragrande maggioranza dei giovani nel mondo è inevitabile essere, per così dire, «al venti, al cinquanta o al sessanta per cento»«» con Gesù. Fa parte del camino di maturazione che tanti giovani, anche battezzati, devono percorrere. Dobbiamo dunque far del tutto per non allontanare nessuno, nessuna. Per non scoraggiare. Lo abbiamo ribadito qui tante volte: ascoltare, capire meglio, non giudicare, mai condannare. Cioè: non mettere in pericolo la più minima «percentuale di Gesù»«» nei giovani! Ma, per carità: senza nascondere niente di Gesù! Tutti meritano tutto!

E nel tutto del vangelo abbiamo anche Maria, Madre di Dio. E Maria Magdalena. E tante altre donne. Testimoniare Gesù completamente vuol dire anche tener conto di tutte queste donne. Purtroppo non lo facciamo abbastanza. E non lo facciamo in quest’aula. Non capisco come mai l’80% della vita consacrata, cioè le donne, sia qui rappresentato da 3 Suore senza diritto di voto, mentre invece il 20 %, cioè gli uomini, da 10 Padri e Frati, membri del sinodo con tutti i diritti!

Propongo dunque, anch’io, ritornando dai giovani, un Consiglio pontificale dei giovani, qui in Curia romana, composto da giovani e giovane dei 5 continenti, ragazze e ragazzi, il cui presidente, giovane uomo o giovane donna, non venga considerato in modo diverso degli altri capi di dicastero.

Sarebbe un bel segno.  I giovani a casa con il Successore di Pietro, lui che ci aiuta a dire a Gesù: «»«Tu sei il Messia, tu sei il Figlio del Dio vivente!»«».

Un Consiglio pontificale dei giovani, in dialogo permanente con gli altri dicasteri della curia, per trovare meglio il linguaggio, il modo di comunicarsi  e le attitudini giuste, ma anche i contenuti, nei confronti dei giovani, dei giovani del mondo, così diversi nella loro «percentuale»«» di vicinanza a Gesù, ma tutti giovani e tutti figli e figlie di Dio.

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